Intervento coronarico percutaneo: l’ictus una complicanza grave, ma rara


L’ictus è una grave complicanza dell’intervento coronarico percutaneo ( PCI ). Uno studio ha analizzato i dati del National Cardiovascular Data Registry con l’obiettivo di individuare le caratteristiche cliniche associate a questa complicanza.
La ricerca ha interessato tutti i pazienti sottoposti a intervento PCI nel periodo 2004-2007, pari a 706.782 soggetti.

L’ictus è stato definito come un deficit neurologico centrale della durata superiore alle 72 ore con insorgenza nel laboratorio di cateterizzazione cardiaca.

L’ictus periprocedura si è sviluppato nello 0.22% dei pazienti ( n=1.540 ).

I pazienti che hanno sviluppato un ictus presentavano una maggiore prevalenza di malattie concomitanti, ed avevano maggiore probabilità di soffrire di sindrome coronarica acuta.

I pazienti con ictus avevano una maggiore incidenza di lesioni coronariche ad alto rischio e peggiori risultati angiografici nel corso della procedura percutanea.

All’analisi multivariata, i fattori più strettamente associati all’ictus sono stati: malattia cerebrovascolare nota, età più avanzata, sindromi coronariche acute [ angina instabile, infarto miocardico con sopraslivellamento ST ( STEMI ) e infarto miocardico senza sopraslivellamento ST ( NSTEMI ) ] e l’impiego della pompa a palloncino intra-aortica.

La mortalità ospedaliera è stata del 30% nei pazienti che hanno sviluppato un ictus, contro l’1% di quelli senza evento ictale.

In conclusione, l’ictus che si sviluppa nel corso di un intervento coronarico percutaneo è raro, ma rappresenta un’importante complicanza. I pazienti più anziani e quelli con nota malattia cerebrovascolare e sindrome coronarica acuta appaiono essere i pazienti a maggior rischio. ( Xagena_2009 )

Dai D et al, Am J Cardiol 2009; 104: 349-353



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